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giovedì 23 gennaio 2014

Vestire il "Mi piace"


Una breve presentazione in un guest post di Matteo Bergami, giovane Art Director di Bologna, che si diverte a vestire l'ormai famoso like di facebook con i caratteri più distintivi dei personaggi famosi, dei fumetti e dello spettacolo. 


L'idea del progetto è nata nel Giugno del 2012, quasi per scherzo, soprattutto come sfida creativa personale.


Tutto è partito con un semplice gioco grafico sul "like" di Facebook mentre esercitavo la mia creatività per un lavoro; da li è partito tutto.


La sera stessa ho pensato più a fondo a quel "gioco grafico", mi sono detto che poteva diventare qualcosa di più; ho iniziato una lunga ricerca dei caratteri distintivi di tutti i personaggi toccando i più svariati temi partendo da quello dei fumetti, della chiesa, della musica, dell'arte, dello spettacolo, passando dalla storia per finire all'attualità; in modo tale da poter rendere unico e riconoscibile ogni mio "like".



La particolarità dei miei "like" sta nella ricerca dei caratteri distintivi di ogni personaggio in modo da renderlo riconoscibile, ma non è sempre facile trovarlo perché tutto deve concentrarsi nella mano.



Il progetto è in continuo movimento perché sono sempre alla ricerca di nuovi personaggi da farvi conoscere.

Intanto potete vedere i miei like personalizzati sul mio blog like it design e sulla mia pagina facebook dedicata.


martedì 10 settembre 2013

Il community manager, storyteller transazionale (terza parte)



Da che mondo è mondo, il culmine di ogni strategia di marketing viene raggiunto grazie al messaggio promo-emozionale (diretto o indiretto) insito nello spot.
Ma dato che negli ultimi anni il mezzo su cui transita la pubblicità è cambiato, deve essere modificata anche la forma di questo messaggio.

Sui social media avviene un tipo di narrazione transazionale, costruita sulla relazione diretta con gli utenti. E dal momento che il target diviene attivo, non può più essere manipolato, ma bisogna concretamente gestirlo.

In pratica, il target deve essere accompagnato per mano verso la creazione di un valore condiviso.
Non più dunque un momento di attrazione che ricalca il canto delle Sirene con Ulisse, ma una serie di azioni dirette, che il community manager compie nei confronti del target.

La dimensione psicologica lineare in cui egli deve porsi è quella Bambino-Bambino, necessaria per manifestare una condivisione d’interessi con il target e generare, infine, collusione.

Il target, del resto, è costituito dagli utenti. E il modo per veicolare il messaggio emozionale-transazionale si esplica in tre differenti momenti di un’unica fase. In primis, la community deve attrarre.

L’attrazione (attraction) è sempre legata ad un piacere o a un tornaconto personale, che l’utente crede di poter trovare nel frequentare un posto.

Questo valore iniziale deve fondarsi su un’accumulazione originaria, rappresentata dalla storia del brand (astratta) e dai contenuti messi a disposizione del pubblico (concreta).

Dato che quest’accumulazione sta a monte, non può essere direttamente creata dal community manager, ma da lui solamente decantata (lo storyteller) coerentemente con gli obiettivi aziendali.

L’efficacia di questo momento sta nell’ottenere più "Mi piace" possibile.
Ma l’attenzione degli utenti, così com’è stata velocemente richiamata (un secondo per il Like), può facilmente dileguarsi.

Il community manager deve allora generare coinvolgimento (engagement), il momento culminante della sua strategia.

La meccanica per rendere partecipi gli utenti è denominata gamification.
Attraverso la possibilità di una ricompensa, l’utente viene indotto al gioco, in cambio di un riconoscimento (maturazione status) o di un premio (guadagno materiale).

Egli desidera qualcosa e, attraverso il suo desiderio, accumula piacere – quel sentimento che crea un legame (rinforzato con il dialogo) nei confronti della community.
Giocando, lottando e (a volte) vincendo, gli utenti condividono il loro tempo e le emozioni che lo sostanziano.

Il community manager è il mediatore e il catalizzatore di questa condivisione.

Sfruttando la natura fanciullesca di ogni attività ludica, si pone come compartecipe, narrando i fatti con il dialogo e strutturando le reminiscenze immaginifiche degli utenti.

La community (brandizzata) è dunque anche una storia: di coloro che l’hanno conosciuta, vi sono entrati, vi intessono legami e cooperano con gli altri componenti per risolvere dubbi, superare difficoltà e partecipare delle vittorie di ognuno di loro.


Le prime due parti le trovi qui e qui.




Un guest post di Marco Gabrielli (1981) che si occupa di storytelling e social media marketing ed è stato mio allievo in due differenti Business school.

Attualmente, lavora come Seo Copywriter presso una delle maggiori web agency italiane.



venerdì 26 luglio 2013

Il community manager, storyteller transazionale (seconda parte)



La prima fase del lavoro del community manager come storyteller transazionale, si svolge nella disposizione psicologica razionale tra il community stesso e i suoi potenziali target.

Il monitoraggio degli spazi di aggregazione tra le persone sul web infatti, è utile per individuare i posti in cui vengono espresse con più frequenza le opinioni intorno al brand.
La partecipazione al sentiment delle persone da parte del community manager, avviene al livello di riflessione, dato che l’indagine sui social media si sviluppa come un ascolto.

È una fase di lavoro razionale e spassionata, in cui il community manager assume una natura narrante di storyteller transazionale molto particolare.

In prima battuta, il community manager individua sui social network gli argomenti di discussione pertinenti, servendosi – nei luoghi adeguati – di keyword, hashtag e feed.
La profilazione della tipologia di utenti che, in percentuale, costituiscono la fetta preponderante del target, gli consente di capire le caratteristiche psicologiche da questo possedute.

Il tono delle conversazioni infatti costituisce la componente pienamente umana dei discorsi, e solo un altro essere umano può valutarli con adeguata precisione.
Ancora nel momento dell’ascolto, egli individua gli influencer, che, grazie al loro carisma, traggono a sé il resto della community.

Con questi, il community manager avvierà un rapporto di Digital PR, cercando prima di tutto di convincerli con argomenti ponderati e dopo aver pianificato gli strumenti e i modi per conversare della bontà del marchio e della sua opportuna esistenza sul mercato.

Le manovre per veicolare un messaggio corposo e che acquisti sempre maggior senso agli occhi degli influencer, e di rimando a quelli del resto della popolazione sul web, devono esplicarsi in forma di piano strategico su diversi strumenti.

Stabilendo transazioni di tipo lineare sul genere Adulto-Adulto, il community manager fa in modo che si sedimenti nella mente del target una percezione positiva delle conversazioni di taglio informativo avute sul web, per il fatto di aver dispensato indicazioni vantaggiose ai componenti della community.

Utilizzando come base il sito internet (e trasferendo le azioni complementari sui social media e sui supporti mobile) il community manager deve far nascere un robusto chiacchiericcio, il cosiddetto buzz, funzionale al rafforzamento della reputazione del marchio.

L’impegno messo da parte del community manager per dimostrarsi all’altezza delle aspettative degli utenti, e il valore che ha aggiunto alle loro relazioni online, fa salire il loro apprezzamento del brand, e viene percepito dagli stessi come una crescita consequenziale di una parte della loro vita sul web.

Qui trovi la prima parte dell'articolo.




Un guest post di Marco Gabrielli (1981) che si occupa di storytelling e social media marketing ed è stato mio allievo in due differenti Business school.

Attualmente, lavora come Seo Copywriter presso una delle maggiori web agency italiane.


venerdì 20 luglio 2012

Lavoro e ambizioni: strumenti per la ricerca di un impiego

Secondo guest post di Elena Mazzali.

Quando cerchiamo un impiego ci indirizziamo verso un ruolo piuttosto che un altro, per i motivi più disparati: alle volte siamo ispirati dalle influenze di casa, altre volte seguiamo le nostre ambizioni.
In questo modo qualcuno ricopre il ruolo di operaio, qualcun altro il ruolo di impiegato e qualcun’altro ancora mira ad un livello più elevato.

Nel precedente articolo vi ho illustrato il nuovo trend legato alla ricerca di lavoro tramite il web ed i social network.

In questo, invece, voglio presentarvi i diversi strumenti, sempre per la ricerca di un impiego, ma dal taglio differente: cerchi lavoro come manager o dirigente?
Provi curiosità per coloro che ricoprono un ruolo differente? Vuoi capire se cambiare lavoro perché insoddisfatto di quello attuale?

Nelle prossime righe puoi trovare alcune informazioni e curiosità. Infatti grazie a “Manageronline” è possibile rimanere informati sulle ultime tendenze manageriali, compresi i pro ed i contro derivati dal ricoprire una mansione di questa portata.

Sempre on line, poi, è possibile scoprire un canale dedicato al talento di manager. Infatti tramite “talentmanager” possiamo rimanere informati sulle offerte di lavoro manageriali ma non solo.
Il portale offre anche un valido supporto in termini di formazione. Consigliati sono i collegamenti al blog e all’account di twitter: qui il team pubblica gli annunci di lavoro in 140 caratteri, trasformandosi così in un comodo e comunque valido strumento.

In coda si aggiungono “careerbuilder” e “careerjet”. Il primo fornisce fonti per lo sviluppo della propria carriera: è possibile inserire il proprio CV, ottenere consigli ed attivare l’alert per poter avere direttamente gli annunci nella casella di posta. Il secondo, invece, permette di visionare (e non solo per il profilo di manager) numerosi annunci pubblicati dalle imprese e raccolti in un unico portale.

Per coloro che pensano di meritare di più possono fare affidamento su “experteer”: in questo portale gli annunci sono solo per dirigenti e manager, un colpo sicuro… o quasi?

Infine non limitiamoci le opportunità: in qualsiasi portale possiamo digitare, nella casella di ricerca, la parola chiave “manager” ed avere fra i risultati tutti gli annunci che contengono, al loro interno, la parola ricercata.

Alcuni esempi? Jobville.it, jobnetwork.it, injob.it, monster.it. In alternativa possiamo sempre googlare “annunci per manager” e trovare ottimi risultati!



Elena Mazzali
Attiva nel web come blogger per il suo generatore, ma non solo, e contributor per alcuni periodici, mentre nel quotidiano si destreggia fra mille progetti, clienti esigenti e vita privata.. di certo l'energia non manca!





giovedì 10 maggio 2012

JOB and WEB +1



Il primo guest post dell’anno è di Elena Mazzali.

Il trend della ricerca di un lavoro via web è vivo più che mai! Le cause? Sarà il periodo di crisi, sarà la modalità di interazione che vede gli interlocutori come veri protagonisti ma il trend è nel suo pieno sviluppo quindi perché non cavalcare l’onda?

Primo fra tutti LinkedIn, il social network che promuove le relazioni fra i collegamenti del proprio settore e non. Una volta iscritti, infatti, è possibile caricare il proprio CV, mandare/rispondere ai messaggi, richiedere, accettare, interagire nella home con i colleghi (nuovi e non) e molto altro.

A seguire la rete propone diversi portali, da infojobs.it a jobrapido.it passando per i portali delle agenzie interinali.

L’evoluzione, vera e propria, del mondo web però non è da ritrovare nell’offerta di queste piattaforme, ma nella possibilità di implementare applications collegabili ai diversi social networks ovvero reti di persone che influenzano sempre più il nostro quotidiano.

Un esempio è dato da BeKnown, l’applicazione realizzata grazie a Monster.it e Facebook, permette agli iscritti del social network di organizzare i propri contatti classificandoli in “Amici, parenti…” e “contatti professionali”.

Oltre a questa importante applicazione (se pur arrivata per seconda), sempre all’interno di Facebook, è possibile iscriversi a Branch Out dove è possibile guadagnare punti invitando colleghi, amici oppure votando N contatti. Nonostante questo meccanismo, mira ad essere professionale e ad incrementare la propria quota rispetto al suo rivale linkediano.

Infine, da qualche giorno la rete propone un +1 ovvero Jobberone.
Cliccando il link, si entra nel magico mondo della prima piattaforma “made in Italy” realizzata grazie ad un gruppo di informatici bresciani. La piattaforma è nata con l’intento di eliminare il GAP fra domande ed offerta ponendo i protagonisti in diretto contatto fra loro senza intermediari: l’utilizzo è completamente free, le imprese possono presentarsi ed i lavoratori vi possono cercare un impiego, fra un annuncio e l’altro, anche di quelli “mordi e fuggi” (babysitter per una sera, cameriere nel week end ecc…).

Oltre ad essere un portale per annunci, Jobberone, è anche un social network in cui gli iscritti possono inviarsi messaggi, condividere le proprie esperienze e approfondire i temi grazie ai blog e gruppi tematici!

Spesso ci sentiamo dire che nella vita “ci vuole una marcia in più!” ... beh? Stai ancora aspettando?!



Elena Mazzali
Attiva nel web come blogger per il suo generatore, ma non solo, e contributor per alcuni periodici, mentre nel quotidiano si destreggia fra mille progetti, clienti esigenti e vita privata.. di certo l'energia non manca!




lunedì 13 settembre 2010

Il Marketing artistico su Internet


Il nostro primo guest post: Laurence Defabri racconta la nascita di un nuovo blog dedicato al rapporto tra artisti e i mezzi offerti dal web 2.0 nella blogosfera francese.

Nell'epoca in cui MySpace, presentato fino a poco tempo fa come la rete sociale per eccellenza degli artisti contemporanei, perde velocemente terreno rispetto a Facebook ed è da questi largamente distanziato in termini di audience e popolarità, i pittori sembrano confermare tale tendenza e privilegiano Facebook, a scapito di altri siti e gallerie online, per presentare le loro opere e promuoverle.
Infatti, questo potente media permette di sottoporre il proprio lavoro a centinaia di migliaia di persone, con la conseguente possibilità di costruirsi una notevole audience personale e farsi conoscere su larga scala.

Gli indubbi vantaggi legati a Facebook hanno rapidamente convinto gli artisti contemporanei, convertendoli senza difficoltà all'uso regolare dei social networks.
La diffusione della loro arte è stata facilitata dalla nascita di queste piattaforme virtuali, ma anche dai servizi di messaggeria e di micro-blogging come Twitter o Google Buzz.
In breve, gli appassionati di arte scoprono e cominciano a sfruttare (come, del resto, tutti gli internauti), gli strumenti del web 2.0.

I rapporti tra artisti e i mezzi offerti dal web 2.0, con lo scopo di favorire la promozione e la vendita delle loro opere, è un tema spesso abbordato da numerosi blog anglosassoni, tra cui possiamo citare Fine Art Tips, ArtBizBlog o ancora The Abundant Artist.
E' appunto seguendoli quotidianamente, e constatando l'assenza di blog simili in lingua francese, che abbiamo deciso di creare uno spazio virtuale sul tema degli artisti moderni e del web 2.0, intitolato naturalmente Arte 2.0.

Questo blog ha come scopo il divenire un centro di informazioni e di consigli per i pittori contemporanei che usano internet e i social networks per promuoversi.
Diamo dei suggerimenti (ad esempio: «Le 5 trappole da evitare sui siti di artisti», «10 consigli agli artisti contemporanei per farsi conoscere», «I 10 errori da evitare per promuoversi su Facebook»), condividiamo e diffondiamo le esperienze di altri artisti sottolineandone gli aspetti di successo (interviste agli artisti francesi Mary-Loup e Amylee, e all'americana Lori McNee).
Per fare tutto questo, ci teniamo costantemente aggiornati sulle tematiche relative al web 2.0 e al mondo dell'arte.
Lanciamo dei dibattiti sull'opportunità di utilizzare questa o quella tecnologia o tecnica di promozione (come la vendita di riproduzioni di quadri per farsi conoscere e generare nuove entrate). E cerchiamo di riportare notizie interessanti ed informazioni utili.

Attraverso il nostro blog, cerchiamo di trattare tutti i temi relativi all'utilizzo di Internet come strumento per farsi pubblicità, specialmente le reti sociali (Facebook e Twitter), le gallerie online, la fotografia (Flickr, Picasa), il video (Youtube, Viméo) o ancora le piattaforme di e-commerce (eBay, AlittleMarket).
Vogliamo arricchire le conoscenze degli artisti, affinchè questi possano ottenere successo e riscontri positivi nella promozione dei loro lavori su internet.

Vogliamo anche condividere la nostra esperienza in materia di vendita di riproduzioni di quadri di artisti contemporanei, insistendo sulle grandi opportunità offerte dalla tecnologia di stampa digitale a getto d'inchiostro colorato per diffondere le realizzazioni artistiche grazie a delle riproduzioni di eccellente qualità ad un basso costo di fabbricazione.
Ecco perchè il nostro blog si intitola: Arte 2.0 Marketing artistico & Riproduzioni.



Laurence Defabri, Community Manager & Responsabile Commerciale per il mercato spagnolo di Repro-tableaux.com, azienda specializzata nella vendita online di riproduzioni di quadri.
Mi occupo inoltre di promuovere diversi blog, tra cui Art2dot0.com
Altre foto ed immagini sulla pagina Flickr.
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