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mercoledì 16 ottobre 2013

Me..The Brand in video



Un semplice e delizioso personal brand video.




Sotto invece alcuni utili consigli di William Arruda per creare e condividere  video personali on line.




Come contenuti per il tuo primo video puoi raccontare la tua biografia.


   


Qui sotto ecco un esempio di video per il Personal Brand di Tiffany Henderson.


 


Pronti per il vostro personal video?





martedì 10 settembre 2013

Il community manager, storyteller transazionale (terza parte)



Da che mondo è mondo, il culmine di ogni strategia di marketing viene raggiunto grazie al messaggio promo-emozionale (diretto o indiretto) insito nello spot.
Ma dato che negli ultimi anni il mezzo su cui transita la pubblicità è cambiato, deve essere modificata anche la forma di questo messaggio.

Sui social media avviene un tipo di narrazione transazionale, costruita sulla relazione diretta con gli utenti. E dal momento che il target diviene attivo, non può più essere manipolato, ma bisogna concretamente gestirlo.

In pratica, il target deve essere accompagnato per mano verso la creazione di un valore condiviso.
Non più dunque un momento di attrazione che ricalca il canto delle Sirene con Ulisse, ma una serie di azioni dirette, che il community manager compie nei confronti del target.

La dimensione psicologica lineare in cui egli deve porsi è quella Bambino-Bambino, necessaria per manifestare una condivisione d’interessi con il target e generare, infine, collusione.

Il target, del resto, è costituito dagli utenti. E il modo per veicolare il messaggio emozionale-transazionale si esplica in tre differenti momenti di un’unica fase. In primis, la community deve attrarre.

L’attrazione (attraction) è sempre legata ad un piacere o a un tornaconto personale, che l’utente crede di poter trovare nel frequentare un posto.

Questo valore iniziale deve fondarsi su un’accumulazione originaria, rappresentata dalla storia del brand (astratta) e dai contenuti messi a disposizione del pubblico (concreta).

Dato che quest’accumulazione sta a monte, non può essere direttamente creata dal community manager, ma da lui solamente decantata (lo storyteller) coerentemente con gli obiettivi aziendali.

L’efficacia di questo momento sta nell’ottenere più "Mi piace" possibile.
Ma l’attenzione degli utenti, così com’è stata velocemente richiamata (un secondo per il Like), può facilmente dileguarsi.

Il community manager deve allora generare coinvolgimento (engagement), il momento culminante della sua strategia.

La meccanica per rendere partecipi gli utenti è denominata gamification.
Attraverso la possibilità di una ricompensa, l’utente viene indotto al gioco, in cambio di un riconoscimento (maturazione status) o di un premio (guadagno materiale).

Egli desidera qualcosa e, attraverso il suo desiderio, accumula piacere – quel sentimento che crea un legame (rinforzato con il dialogo) nei confronti della community.
Giocando, lottando e (a volte) vincendo, gli utenti condividono il loro tempo e le emozioni che lo sostanziano.

Il community manager è il mediatore e il catalizzatore di questa condivisione.

Sfruttando la natura fanciullesca di ogni attività ludica, si pone come compartecipe, narrando i fatti con il dialogo e strutturando le reminiscenze immaginifiche degli utenti.

La community (brandizzata) è dunque anche una storia: di coloro che l’hanno conosciuta, vi sono entrati, vi intessono legami e cooperano con gli altri componenti per risolvere dubbi, superare difficoltà e partecipare delle vittorie di ognuno di loro.


Le prime due parti le trovi qui e qui.




Un guest post di Marco Gabrielli (1981) che si occupa di storytelling e social media marketing ed è stato mio allievo in due differenti Business school.

Attualmente, lavora come Seo Copywriter presso una delle maggiori web agency italiane.



venerdì 26 luglio 2013

Il community manager, storyteller transazionale (seconda parte)



La prima fase del lavoro del community manager come storyteller transazionale, si svolge nella disposizione psicologica razionale tra il community stesso e i suoi potenziali target.

Il monitoraggio degli spazi di aggregazione tra le persone sul web infatti, è utile per individuare i posti in cui vengono espresse con più frequenza le opinioni intorno al brand.
La partecipazione al sentiment delle persone da parte del community manager, avviene al livello di riflessione, dato che l’indagine sui social media si sviluppa come un ascolto.

È una fase di lavoro razionale e spassionata, in cui il community manager assume una natura narrante di storyteller transazionale molto particolare.

In prima battuta, il community manager individua sui social network gli argomenti di discussione pertinenti, servendosi – nei luoghi adeguati – di keyword, hashtag e feed.
La profilazione della tipologia di utenti che, in percentuale, costituiscono la fetta preponderante del target, gli consente di capire le caratteristiche psicologiche da questo possedute.

Il tono delle conversazioni infatti costituisce la componente pienamente umana dei discorsi, e solo un altro essere umano può valutarli con adeguata precisione.
Ancora nel momento dell’ascolto, egli individua gli influencer, che, grazie al loro carisma, traggono a sé il resto della community.

Con questi, il community manager avvierà un rapporto di Digital PR, cercando prima di tutto di convincerli con argomenti ponderati e dopo aver pianificato gli strumenti e i modi per conversare della bontà del marchio e della sua opportuna esistenza sul mercato.

Le manovre per veicolare un messaggio corposo e che acquisti sempre maggior senso agli occhi degli influencer, e di rimando a quelli del resto della popolazione sul web, devono esplicarsi in forma di piano strategico su diversi strumenti.

Stabilendo transazioni di tipo lineare sul genere Adulto-Adulto, il community manager fa in modo che si sedimenti nella mente del target una percezione positiva delle conversazioni di taglio informativo avute sul web, per il fatto di aver dispensato indicazioni vantaggiose ai componenti della community.

Utilizzando come base il sito internet (e trasferendo le azioni complementari sui social media e sui supporti mobile) il community manager deve far nascere un robusto chiacchiericcio, il cosiddetto buzz, funzionale al rafforzamento della reputazione del marchio.

L’impegno messo da parte del community manager per dimostrarsi all’altezza delle aspettative degli utenti, e il valore che ha aggiunto alle loro relazioni online, fa salire il loro apprezzamento del brand, e viene percepito dagli stessi come una crescita consequenziale di una parte della loro vita sul web.

Qui trovi la prima parte dell'articolo.




Un guest post di Marco Gabrielli (1981) che si occupa di storytelling e social media marketing ed è stato mio allievo in due differenti Business school.

Attualmente, lavora come Seo Copywriter presso una delle maggiori web agency italiane.


lunedì 1 luglio 2013

Crea un affascinante personal brand con la differenziazione


Una breve guida visiva per creare un affascinante personal brand attraverso la differenziazione.

Il personal branding è l'arte di presentare te stesso, le tue capacità, le tue competenze, la tua filosofia ed i tuoi messaggi nel modo più chiaro possibile attraverso tutti i media disponibili per distinguerti ed emergere dalla folla.


Ecco i 5 punti chiave per diventare affascinante:

1. Racconta la tua storia (originale)

2. Fatti (ri)conoscere per la tua (unica) area specialistica di competenza


3. Ricerca la coerenza (e la memorizzazione) del tuo personal brand

4. Personalizza sempre i tuoi messaggi

5. Agisci con coraggio (e corri dei rischi) per distinguerti dalla massa


 


E tu come ti differenzi? Cosa fai per distinguerti?


mercoledì 26 giugno 2013

Personal brand è avere il coraggio di osare



I social network possono essere utilizzati per attirare l'attenzione in modo creativo e permetterci di realizzare i nostri obiettivi professionali.

Se abbiamo il coraggio di osare (con un pizzico di "faccia tosta"), possiamo diventare intraprendenti e, con una buona strategia,  possiamo anche ottenere attenzione, interesse e quindi un buon lavoro.

Ecco due casi interessanti. Il primo è "l'esperimento Linkedin".

Justin Racz, advertising copywriter americano, crea diversi profili Linkedin dei personaggi della serie Arrested Developement, in fase di rilancio, e successivamente poi contatta, attraverso questi profili, diverse agenzie e reclutatori inviando una serie di messaggi caratterizzati da un grande senso dell'umorismo, mostrando così le sue doti di scrittore creativo.

Il risultato è stato che ha ricevuto diverse offerte di collaborazione.

   


Altro caso interessante Miguel busca su sitio. Miguel Bosch, trentenne spagnolo, dopo la laurea apre una piccola società di video produzione, ma in poco tempo entra in crisi e rimane senza lavoro.


E allora ecco l'idea di girare un video di se stesso "a nudo" pubblicato poi su Facebook e Youtube.

Nel video chiede un lavoro e consigli. E chiede anche alle persone di aiutarlo a diffonderlo.

Il video ha un grande successo e nel giro di poco tempo Miguel ottiene collaborazioni con due società televisive spagnole.

   



E tu hai il coraggio di osare?


via e via


martedì 8 gennaio 2013

La strategia digitale di Lindsay Lohan


Da principessa del mondo Disney alle risse in discoteca, Lindsay Lohan ha attraversato una crisi d'identità che non le permetteva di creare nuove occasioni di lavoro mentre diminuiva il numero dei suoi fan.

Nasce la necessità di modificare e rivedere la sua visibilità e la sua percezione.


Trasformare le aree di debolezza in opportunità e punti di forza. Si impara dai propri errori. Dal passato si trovano risorse utili nel presente. Si identifica una "causa" sociale a cui dedicarsi.
Il modello strategico di comunicazione.

Il personaggio pubblico diventa modello e testimonial di una campagna sociale.

Si utilizzano gli strumenti e i canali social più idonei a veicolare i messaggi in modo sinergico.


Lo stimolante caso di re-branding per Lindsay Lohan attraverso lo sviluppo di una innovativa strategia digitale.

 

sabato 29 dicembre 2012

Il coraggio di essere diversi


In due video alcuni esempi di cosa si può fare in modo diverso.


 




Il tuo approccio al marketing deve riuscire a farti emergere dalla folla. Non si può semplicemente continuare a fare le stesse cose e sperare di ottenere i risultati migliori, prima o poi.


Comincia nel definirti in modo approfondito e specifico. Fai una analisi accurata. Su di te in profondità anche sulle tue caratteristiche personali e professionali.
Non si può essere tutto per tutti. Bisogna fare delle scelte. Con coraggio, fiducia e determinazione.


Definisci poi la tua proposta unica di valore. Lavoraci su, scrivila in parole e frasi, confrontala con quelle dei tuoi competitor, sottoponila all'attenzione di qualche cliente fidato.


Lavora sulle competenze, sulle esperienze, sul tuo modo di essere. Individua le tue specificità, le tue peculiarità, i tuoi punti di forza.


Devi trovare un modo semplice, unico, focalizzato di proporti al mercato.



Alla fine del percorso di analisi e ricerca dovrebbe esserti chiaro che cosa ti rende diverso, diversificato e distinto nel tuo mercato di riferimento e le azioni a supporto per comunicare e valorizzare il tuo lavoro.


Che cosa intendi fare dunque per distinguerti dagli altri nel prossimo anno?

Parliamone, poi se vuoi!


via



lunedì 24 dicembre 2012

Strategie di marketing personale interattive


La mia prima foto con link interattivi realizzata con thinglink.




Qui cliccando trovi anche la foto.

Semplice e divertente. Da vedere e provare.


Auguri di buone feste a tutti gli amici, gli appassionati, i followers e i fans, ai lettori del blog e ai colleghi di marketing personale.



giovedì 6 dicembre 2012

Il personal branding è differenziazione

Una originale guida e presentazione visiva in 5 punti per costruire un affascinante personal brand:

1. Crea la tua storia

2. Fatti conoscere per qualcosa di specifico

3. Conquista coerenza

4. Personalizza ogni cosa

5. Emergi dalla folla

 ma soprattutto ricordati di differenziare te stesso.

 

martedì 20 novembre 2012

Personal storytelling: costruire e narrare la propria identità online


Perchè raccontarsi in rete?
a. Farsi conoscere per le proprie capacità e competenze;
b. Estendere la propria rete di contatti;
c. Trovare lavoro e nuove opportunità di collaborazioni;
d. Diventare un referente autorevole sui temi di propria pertinenza.

Alcuni stimolanti spunti e riflessioni su costruire e narrare la propria identità online in una bella presentazione di Francesca Sanzo.


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Il content marketing ed il potere delle storie


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