lunedì 31 gennaio 2011

Scegliere il nome della propria attività personale



Usare il nome proprio o un nome di fantasia? Un bel dilemma, non facile da risolvere.

Il proprio nome può essere invece un vantaggio competitivo quando si può vantare una precedente reputazione e/o notorietà personale già conquistata presso i clienti a cui si pensa di rivolgere la nuova attività, mentre è sconsigliato usarlo quando è troppo lungo, troppo comune o molto difficile da pronunciare.

Per cominciare ad orientarsi si può consultare gratuitamente il sito Infoimprese, motore di ricerca delle Camere di Commercio Italiane, e verificare lo stato dell’arte sul proprio nome o eventuali nomi di fantasia. La ricerca è possibile anche per regione, provincia, città e cap.

Inoltre si può approfondire on line tramite Google e fare una ricerca per individuare eventuali nostri omonimi e valutare così anche la loro visibilità on line ed estendere la ricerca anche ai social network professionali più diffusi come Linkedin.

Stessa ricerca anche per l’eventuale nome di fantasia. Oltre a questo sarà utile verificare l’eventuale disponibilità di un dominio libero per il sito Internet ad esempio su Register.

Trovare un bel nome di fantasia per una attività individuale è più facile a dirsi che a farsi.

Ecco comunque alcune caratteristiche necessarie:
- brevità;
- specificità per il business a cui si rivolge;
- unicità (almeno nel settore di attività in cui intendiamo operare);
- facile da pronunciare;
- facile da memorizzare;
- deve avere un chiaro significato per i clienti della nostra attività;
- deve essere possibilmente focalizzato sui vantaggi e/o benefici della nostra offerta.

Infine, se vendete know how o prestazioni professionali, il nome non dovrebbe essere astratto. Lo è già abbastanza l’attività.

venerdì 28 gennaio 2011

I due tipi di know how: professionale e manageriale



Quando ci riferiamo al know how tendiamo a pensarlo come un oggetto unico, anche se siamo consapevoli che dobbiamo impegnarci per poterlo sviluppare ed aggiornare nel tempo.

Invece ci sono almeno due tipologie di know how, entrambe degne di attenzione e di aggiornamento: il know how professionale e il know how manageriale.

Infatti il successo di un’attività di know how dipende dalla capacità di riuscire a collocare sul mercato il proprio know how rispetto ai propri competitors.

Il know how professionale è il sistema di conoscenza generale, quello su cui si basa la nostra attività e che genera la possibilità di ottenere clienti e quindi ricavi.
Nella attività di consulenza di marketing è il know how di marketing e nello studio legale è il know how legale, per fare degli esempi.

Il know how manageriale invece riguarda la capacità di incrementare il valore dell’attività svolta ossia la capacità di incrementare ad esempio il fatturato ed il numero di clienti.

Quindi il know how professionale è quello che ci permette di svolgere “bene” il nostro lavoro garantendo la soddisfazione del cliente mentre il know how manageriale è quello che ci permette di trovare il cliente o di gestirne, ad esempio, gli aspetti contabili.

In altre parole il know how professionale è il motivo per cui un cliente ricorre alla nostra competenza e ci affida un lavoro, mentre il know how manageriale è quello che ci permette di attirare la sua attenzione e di gestirne la relazione e quindi di trovare lavoro.

Normalmente chi svolge un’attività di know how è molto concentrato sul proprio know how professionale, mentre non sempre dedica attenzione allo sviluppo delle proprie competenze manageriali che sono quelle che, nella maggior parte dei casi, gli permettono di acquisire e gestire il cliente.

Che cosa ne pensate? Cosa fate per sviluppare il vostro know how manageriale?


image credit

giovedì 27 gennaio 2011

Visualizza il tuo network su LinkedIn e Twitter



Una interessante novità da LinkedIn che ha reso disponibile InMap, uno strumento di social network analysis che permette di visualizzare le proprie connessioni professionali organizzandole in gruppi omeogenei.
L'applicazione è utile per farsi un’idea lo stato delle relazioni di lavoro e capire come farle evolvere secondo i propri obiettivi.

Per iniziare potete partire da qui.



Per Twitter invece un'applicazione utile è MentionMap con la quale è possibile navigare e visualizzare gli aggiornamenti delle nostre connessioni come una mappa concettuale.



Molto interessanti sono le relazioni e i collegamenti che possiamo vedere tramite la mappa.

Per iniziare si parte da qui ed occorre inserire il nostro username di Twitter.
Quindi verrà generato in modo automatico una mappa di collegamenti tra i nostri followers, retweet e news.

mercoledì 26 gennaio 2011

La storia dell'evoluzione dei contenuti in un info-grafico


Un colorato info-grafico realizzato da Philip Sheldrake racconta l'evoluzione nel tempo delle forme di creazione, distribuzione e consumo dei contenuti.

Le nuove tecnologie facilitano ed incrementano sempre più la possibilità di personalizzare l'intero processo di creazione, condivisione e fruizione di contenuti.

E voi quali modalità preferite oggi utilizzare?

Clicca sull'immagine per ingrandirla oppure qui.

via

martedì 25 gennaio 2011

Ripensare l'educazione e la formazione: 3 video



Le nuove tecnologie stanno sempre più modificando i meccanismi e le modalità con cui le persone apprendono.
Uno stimolante video esplora i cambiamenti in corso soprattutto in merito alle nuove possibilità di generare e di condividere le conoscenze.

Il video è ispirato al libro The Tower and The Cloud ora disponibile on line in versione html e in pdf.

Sotto il video celebrativo dei 10 anni di wikipedia, simbolo delle nuove modalità anche collaborative di generare conoscenza.



Infine un video animato ispirato ad uno speech di Ken Robinson sui nuovi paradigmi dell'educazione.

giovedì 20 gennaio 2011

Gamestorming: i giochi della conoscenza



Un interessante video di presentazione di Gamestorming, un playbook di raccolta di pratiche innovative a bassa tecnologia che utilizza carta, lavagne a fogli mobili, post-it, gioco e passione per favorire meccanismi di innovazione e cambiamento aziendali.

Infatti l'approccio utilizzato unisce principi di gioco, meccaniche di gioco e tecniche di lavoro di gruppo per favorire la collaborazione e il lavoro di squadra.

Molto interessante è inoltre il wiki creato di raccolta di alcuni giochi da sperimentare.

Il futuro del lavoro sarà forse più... umano?

mercoledì 19 gennaio 2011

Quanto è stressante il tuo lavoro?


Un interessante info-grafico pubblicato da CreditLoan illustra alcuni aspetti dello stress nel lavoro sulla base di alcune ricerche condotte negli Stati Uniti. Ecco una rapida traduzione.

Se sei un pompiere, un pilota commerciale, un dirigente aziendale o un tassista, probabilmente puoi essere sottoposto a stress da lavoro su base giornaliera.
Alcuni lavori infatti possono causare una grande quantità di stress. E lo stress non è una buona cosa per il nostro corpo.

Secondo alcuni studi, i due terzi degli abitanti degli Stati Uniti riconoscono che lo stress ha causato loro problemi di salute.
Infatti una ricerca recente suggerisce che molti dei cambiamenti fisici associati allo stress possono contribuire alle principali cause di morte negli Stati Uniti come le malattie cardiache e il cancro.

Ecco un breve elenco degli effetti che lo stress può avere sul corpo umano:
- stanchezza cronica e mal di testa
- dolori alla schiena
- aumento della pressione sanguigna
- aumento dei rischi di attacchi di cuore.

Lo stress può colpire anche le cellule del sangue che aiutano a combattere le infezioni. Questo significa che se si soffre di stress grave, è molto più probabile ammalarsi.
Inoltre chi soffre di forte stress è anche più propenso ad impegnarsi in comportamenti ad alto rischio per la salute, come fumo, alcolismo, abuso di droghe e l'eccesso di cibo.

Lo stress rende anche più difficile prendere misure per migliorare la propria salute.
Se sei sottoposto ad eccessive sollecitazioni, hai meno probabilità di essere in grado di ridurre il fumo, cambiare la propria dieta e trovare il tempo per fare esercizio fisico.
Infine, lo stress può diminuire il desiderio sessuale e ridurre la capacità di sperimentare un orgasmo.

Quali lavori sono maggiormente stressanti? Ecco i primi 10 in ordine decrescente:
- vigili del fuoco
- dirigenti aziendali
- tassisti
- chirurghi
- agenti di polizia
- piloti aerei commerciali
- agenti polizia stradale
- i professionisti delle relazioni pubbliche
- account pubblicitari
- agenti immobiliari.

Dai recenti studi inoltre emerge che molte persone sono preoccupate di perdere il posto di lavoro. Il 45% dice che la precarietà è causa per loro di forte stress.
Infine, il 73% afferma che il denaro è la prima causa di stress.

Clicca sull'immagine per ingrandirla oppure clicca qui.

E tu quanto sei stressato dal tuo lavoro? Quali sono le cause?

martedì 18 gennaio 2011

Make it better: una ottima strategia di base


Make it better from Sebastianbap on Vimeo.

Fare meglio. Un obiettivo, una promessa, un impegno, una responsabilità, un modo di essere e di proporsi sul mercato. Comunque sempre una ottima strategia di base per migliorarsi, per crescere, per distinguersi.

In quanti modi si può fare meglio?



video via

lunedì 17 gennaio 2011

E tu quanto sei social?



Sempre più persone usano i social network per condividere, informarsi e aggiornarsi. Due recenti video mostrano alcuni significativi numeri sulla crescita nell'utilizzo di strumenti offerti da internet e dai social network, in particolare Facebook.



Le potenzialità offerte dalla tecnologia ormai hanno sempre più un profondo impatto sul business e sulle modalità di relazione tra le persone.

E tu quanto sei social?

via

mercoledì 12 gennaio 2011

Le 11 leggi non scritte per la gestione della reputazione



Una serie di Leggi o meglio consigli utili tratti da uno stimolante articolo pubblicato da Andy Beal su Forbes.

Eccoli in sintesi:

Legge n°1 Ogni individuo ha una reputazione online
Tutti abbiamo una reputazione on-line. Cercati su Google e vedi cosa esce. Anche se non trovi nulla scritto su di te, allora quella è la tua reputazione, o la sua mancanza.

Legge n°2 La tua reputazione è una estensione del tuo modo di essere reale
Per quanto duramente puoi lavorare su come gestire la tua reputazione, essa sarà sempre e solo legata al tuo carattere reale.
Tiger Woods aveva una reputazione di essere il più grande giocatore di golf e un padre di famiglia. La sua vita reale ha rivelato il contrario.
"Il carattere è come un albero e la reputazione come la sua ombra. L'ombra è ciò che pensiamo, l'albero è la cosa reale". Abramo Lincoln

Legge n°3 Ogni reputazione ha un tallone d'Achille
Quando si riconosce e si acquisce consapevolezza delle proprie debolezze, si ha la possibilità di preparare una risposta prima che i clienti se ne lamentano.

Legge n°4 Ascolta due volte, agisci una volta
Si dovrebbe passare il tempo ascoltando attivamente il feedback che stai raccogliendo circa la tua reputazione. Ascolta per capire le tendenze. Ascolta per cogliere le opportunità. Non basta risolvere il problema. Assicurati di risolvere il problema di fondo che ha creato il problema.

Legge n°5 Una folla è più forte di una voce solitaria
La tua reputazione sarà molto forte se plasmata da una folla di opinioni invece di una sola voce. Ama e nutri la tua comunità online, costruisci un gruppo di clienti soddisfatti, tutti disposti a dire grandi cose su di te.

Legge n°6 - Se costruisci (una comunità on line), verranno
Sai dove sono i tuoi clienti? Hai costruito una comunità di Facebook? Hai attivato un servizio clienti via Twitter? Hai un blog che tiene aggiornati i tuoi clienti su tutte le modifiche dei tuoi prodotti? Se si crea una presenza ufficiale sui social network, i tuoi clienti sapranno esattamente dove rivolgere una domanda o una denuncia.

Legge n°7 Se non la costruisci, essi…
Se invece decidi di non abbracciare i tuoi stakeholder in una comunità, allora corri il rischio che si creino loro una propria comunità. Se non si dispone di una presenza ufficiale allora si sta lasciando che questi clienti insoddisfatti possono definire la tua reputazione per te!

Legge n°8 La tua reputazione sarà prima o poi sotto attacco
Non importa quanto duramente ci lavori, la tua reputazione sarà un giorno sotto attacco.

Legge n°9 Essere testardo è più costoso di dire "scusa"
Quando si riceve una denuncia o una lamentela di un cliente, guarda oltre il tuo orgoglio. Guarda oltre la spesa immediata di rendere il cliente felice. Invece, chiedetevi qual è lo scenario peggiore? Qual è il valore nel tempo del cliente che sarebbe perso? Come ciò potrebbe danneggiare le vendite future, l'acquisizione di nuovi clienti e la tua reputazione?

Legge n°10 Tre colpi e sei fuori
La legge non scritta è che la maggior parte dei clienti ti perdonerà la prima volta. Alcuni ti perdoneranno la seconda volta che succede. La terza volta sei fuori!
Quando si commette un errore, cercate di imparare da esso, dite ai vostri clienti che avete imparato e assicuratevi di non ripeterlo!

Legge n°11 Le leggi della gestione della reputazione cambiano nel tempo
Queste leggi cambiano ad un certo punto. La gestione della reputazione è ancora una disciplina giovane per quanto riguarda il marketing e pubbliche relazioni.

martedì 11 gennaio 2011

Scrivere in modo chiaro: 10 suggerimenti in un ebook


Una utile guida gratuita pubblicata dalla Commissione europea per rendere più facile e rapida la comprensione dei documenti scritti.
La guida contiene 10 suggerimenti per la scrittura organizzati in brevi capitoli.

Eccoli in sintesi:

1. Chiaritevi le idee prima di cominciare a scrivere.

2. Pensate a chi legge: siate diretti e interessanti.

3. Curate la struttura del vostro documento.

4. Semplicità + brevità = chiarezza.

5. Siate coerenti: curate la logica delle frasi.

6. Eliminate i sostantivi superflui: i verbi rendono il discorso più scorrevole.

7. Siate concreti.

8. Preferite la forma attiva dei verbi ed accertatevi che sia chiaro il soggetto.

9. Fate attenzione ai falsi amici, alle espressioni gergali e alle abbreviazioni.

10. Rivedete e controllate.


Clicca qui per visualizzare e scaricare la guida in pdf.


via

sabato 8 gennaio 2011

Conosci te stesso: 25 domande per progettare il tuo personal brand



Una check list a domande per iniziare a progettare il tuo personal brand in modo efficace.

La lista di domande è una libera traduzione tratta da un post enciclopedico: 125 Tips for Building an Irresistible Brand.

1. Che cosa ti spinge?
C'è una emozione, un bisogno, un desiderio o un evento passato che ti motiva ad agire? Come puoi trasmettere un pò di quell'energia nel tuo personal brand?

2. Cosa ti appassiona?
Cosa ti emoziona, cosa ti fa arrabbiare o ti motiva ad agire? Come puoi manifestare la passione nel tuo brand?

3. Quali sono i tuoi punti di forza?
Ognuno ha competenze specifiche o tratti di personalità che sono particolarmente positivi. Quali sono i tuoi? Come i tuoi punti di forza possono contribuire a sostenere il tuo marchio personale?

4. Quali sono i tuoi punti deboli?
I punti di debolezza non sono nulla di cui vergognarsi. Significa solo che non sei così forte in quelle aree.
Inoltre ti rendi più umano e credibile riconoscendo la tua debolezza, invece di nasconderla.

5. Qual è il tuo tipo di personalità?
Conoscere se stessi e le proprie caratteristiche è il primo passo per unire la tua personalità e il tuo personal brand.

6. Qual è la tua storia?
Ognuno ha una sua storia. Quali elementi della tua storia personale e professionale possono rendere più interessante il tuo marchio personale?

7. Qual è il tuo background?
Da dove vieni? Quali sono la tua formazione, la tua educazione e la tua esperienza nella tua nicchia di mercato?

8. In che cosa eccelli e qual è la cosa che fai meglio di chiunque altro?
E’ parte di quello che stai facendo ora? Se no, perché no?

9. In quale campo o settore hai più esperienza?
A volte il talento e l’esperienza, per fare carriera o sviluppare un business, sono due cose diverse. La tua esperienza corrisponde al tuo talento?

10. Perché hai scelto la tua carriera / nicchia di mercato?
Perché hai iniziato a fare quello che fai adesso? È stato per scelta o eri costretto a farlo? Sei appassionato e motivato abbastanza per costruirci un personal brand intorno ad esso?

11. Cosa pensi di offrire?
Quali prodotti/servizi intendi promuovere? Se hai intenzione di vendere qualcosa, quale sarà il tuo prodotto/servizio di punta?

12. Che cosa ti rende unico?
Quali elementi della tua personalità, delle tue esperienze, delle tue competenze e della tua nicchia di mercato sono in grado di differenziarti?

13. Quali hobby o interessi hai?
Quali interessi e quali attività ti piace fare al di fuori del tuo lavoro? Come puoi integrare gli elementi di tali interessi nella tuo marchio personale per differenziarti dai tuoi competitors o aggiungere valore alla tua offerta?

14. Quali sono le tue convinzioni?
Quali sono i valori in cui ti riconosci? Rimanere fedele ai propri valori di base è una parte importante per rendere il tuo brand autentico.

15. Che cosa ti mette a disagio?
Hai paura di parlare in pubblico? Il confronto con gli altri ti crea ansia? Conoscere ciò che ti mette a disagio ti aiuterà a prepararti per affrontare meglio quelle situazioni “difficili” quando si presentano.

16. Sei convinto di percorrere la strada che hai scelto?
Prima di spendere tempo e denaro per costruire il tuo personal brand per quello che stai facendo, sei sicuro di voler continuare per questa strada?

17. Quali sono i tuoi colori preferiti?
I colori aiutano a veicolare messaggi specifici e influenzano i tassi di risposta. Quindi scegliere i colori giusti per la tua marca personale è importante.

18. C'è uno specifico stile di design che ti piace molto?
Preferisci moderno, futuristico, minimalista, o qualche altro stile? Come puoi conciliare lo stile che preferisci con gli stili preferiti dal tuoi Clienti?

19. Quale emozione le persone associano a te?
Le persone intorno ti descrivono come felice, impaziente, arrabbiato, emotivo o qualche altra caratteristica? Ritieni che l'emozione sia presente o debba essere presente nel tuo brand?

20. Quali marche di altre aziende o professionisti ti piacciono?
Ovviamente non bisogna cercare di copiare il look e lo stile di qualcun altro. Tuttavia, studiando le altre marche si possono trovare alcune idee utili e funzionali per il tuo brand.

21. Come puoi descrivere ciò che fai?
Se tu avessi solo una frase per descrivere quello che fai, cosa diresti?
Stai usando le stesse parole che il tuo cliente userebbe per descrivere ciò che tu fai?

22. Quali sono i tuoi obiettivi?
Dove vuoi arrivare? Che cosa intendi realizzare? E' importante pianificare il futuro quando crei il tuo marchio personale.

23. Qual è il tuo messaggio?
Quando i tuoi potenziali clienti vedono il tuo brand, qual è il messaggio principale che vuoi trasmettere?

24. Che cosa stai realmente vendendo?
Qualcuno ha detto "la gente non compra punte, compra buchi."
Qual è il tuo cliente a cui ti rivolgi e come puoi creare valore con il tuo marchio?

25. Qual è il tuo livello di impegno?
Costruire, implementare e mantenere un brand personale richiede impegno. Quale tipo di impegno sei deciso a dedicare al tuo personal brand?


Ora è il tuo turno. Prova a rispondere e, se vuoi, ne parliamo.

Se ti piace il metodo delle domande puoi anche leggere il precedente post: 49 domande per il tuo personal brand

venerdì 7 gennaio 2011

L'età del consumo collaborativo



Il Consumo Collaborativo descrive il fenomeno dell'esplosione di nuove forme di consumo attraverso la condivisione, il baratto, il prestito, lo scambio, il noleggio, la donazione re-inventati attraverso le tecnologie sociali in rete su una scala e in modi mai visti prima.


Questi fenomeni stanno modificando il modo di fare business e il modo di fruire di prodotti e servizi.

Ulteriori approfondimenti e stimoli su Collaborative Consumption, sito del libro di Rachel Botsman e Roo Rogers “What’s Mine Is Yours”.




Come l'approccio al consumo collaborativo potrebbe modificare il business di professionisti e free lance?
Related Posts with Thumbnails